49) Whitehead. Sulla sostanza.
Il filosofo inglese analizza e critica il concetto aristotelico di
sostanza. Egli ritiene che essa consista nell'essere un sostrato
degli attributi e lo spazio non ha a che fare con la sostanza, ma
solo con gli attributi.
A. N. Whitehead, The Concept of Nature, traduzione italiana M.
Meyer, Il concetto della natura, Einaudi, Torino, 1975, pagine 16-
21.

 Le congetture di Platone usano un linguaggio assai pi immaginoso
dell'analisi sistematica di Aristotile; ma per alcuni aspetti sono
pi apprezzabili. Il profilo generale della sua teoria  affine a
quello della scienza moderna. Comprende concetti che qualunque
filosofia della natura deve prendere in considerazione e in
qualche modo spiegare. Aristotile pone la questione fondamentale:
che cosa si deve intendere per sostanza? E a questo proposito
l'intervento della sua logica nella filosofia riesce davvero
disastroso. Nella sua logica il tipo fondamentale di proposizione
affermativa consiste nell'attribuzione di un predicato al
soggetto. Di conseguenza, fra i molti significati correnti del
termine sostanza che egli prende in esame, d risalto a quello
di sostrato ultimo, non pi predicabile di altro.
L'accettazione dogmatica della logica aristotelica ha portato agli
estremi la tendenza di postulare un sostrato per tutto ci che si
rivela nella sensazione, cio di ricercare al di l di quanto
percepiamo la sostanza nel senso di cosa concreta. E' questa
l'origine del moderno concetto scientifico di materia e di etere,
ossia essi sono il risultato di questo persistente abito mentale
di postulazione. [...].
Cos l'origine della concezione della materia  la conseguenza
dell'accettazione dogmatica dello spazio e del tempo come
condizioni esterne per l'esistenza della natura. Con questo non
intendo dire che non sorgano dubbi sullo spazio e sul tempo come
componenti della natura. Voglio soltanto dire che lo spazio e il
tempo sono stati inconsciamente presupposti come ci dentro cui 
posta la natura. Esattamente  questo il genere di pregiudizio
che colora il pensiero in qualunque reazione contro le
sottigliezze del criticismo filosofico. Secondo la mia
interpretazione della formazione della teoria scientifica della
materia, la filosofia ha in primo luogo illegalmente trasformato
il mero ente, che  semplicemente un'astrazione necessaria al
processo del pensiero, nel sostrato metafisico di quei fattori
della natura che in diversi sensi vengono riferiti a enti come
loro attributi; e, in secondo luogo, gli scienziati (inclusi i
filosofi che erano anche scienziati), per cosciente o incosciente
ignoranza della filosofia, questo sostrato, in quanto sostrato
degli attributi, lo supposero nondimeno situato nello spazio e nel
tempo.
Il che costituisce evidentemente un equivoco. L'intero essere
della sostanza consiste nell'esser un sostrato degli attributi, e
quindi spazio e tempo dovrebbero essere attributi della sostanza.
Ma evidentemente non possono essere attributi, se quale sostanza
della natura si assume la materia; poich  impossibile esprimere
enunciati spazio-temporali senza richiamarsi a relazioni che
implicano termini ben diversi dai frammenti di materia. Non
insisto oltre su questo punto e passo a un altro. Non la sostanza
 nello spazio, ma gli attributi. Quel che ritroviamo nello spazio
 il rosso della rosa, il profumo del gelsomino e il rombo del
cannone. Tutti ci siamo trovati nel caso di indicare al dentista
dov' il nostro mal di denti. Quindi lo spazio non  una relazione
fra sostanze, ma fra attributi.
E allora, anche se si ammette che si possa concepire la sostanza
come materia,  tuttavia un errore collocare la sostanza nello
spazio, con la scusa che lo spazio esprime le relazioni fra le
sostanze. E' ormai ovvio che lo spazio non ha nulla a che fare con
le sostanze, ma solo coi loro attributi. Intendo dire che, se si
presume - e, a mio avviso, a torto - di costruire la nostra
esperienza della natura come percezione degli attributi delle
sostanze, questa teoria ci impedisce di ritrovare qualunque
analoga relazione diretta fra le sostanze attraverso il loro
rivelarsi nella esperienza. Non potremo ritrovare che relazioni
fra gli attributi delle sostanze. Cos se la materia  concepita
come una sostanza nello spazio, lo spazio in cui essa si trova non
ha nulla a che fare con lo spazio della nostra esperienza.
La critica precedente  stata espressa nei termini della teoria di
uno spazio relativo. Ma se lo spazio fosse assoluto - cio se
possedesse un'esistenza indipendente dalle cose che lo occupano -
il corso della nostra argomentazione dovrebbe cambiare ben poco.
Poich le cose nello spazio devono possedere una certa relazione
fondamentale con lo spazio. Questa relazione io la chiamo
occupazione. E quindi vale ancora l'obiezione che nella
relazione spaziale noi osserviamo gli attributi e non le sostanze.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume I, pagine 599-600.
